Si comincia a lavorare per il Campionato del Mondo di L’Aia 1994. Il binomio composto da Arnaldo Bologni e da Mokkaido è una delle colonne portanti della squadra azzurra in vista dell’appuntamento mondiale. Tra marzo e aprile del 1994 il commissario tecnico azzurro Henk Nooren riunisce a casa sua in Olanda alcuni binomi azzurri per un periodo di lavoro: al termine, i cavalli partono per fare rientro in Italia.
Ma il destino maledetto è in agguato: Mokkaido in Italia non ritornerà mai più… Durante il viaggio in van dall’Olanda il portentoso stallone grigio si frattura il pastorale anteriore destro in tre punti, non si è mai capito né come né perché: forse un movimento sbagliato, una torsione innaturale del piede… Mokkaido viene immediatamente condotto in una clinica di Bourg-en-Bresse, in Francia, dove è sottoposto a un intervento chirurgico. Tecnicamente l’operazione riesce, ma come spesso accade in questi casi le complicazioni accessorie divengono fatali: un blocco renale spegne Mokkaido per sempre la mattina di lunedì 11 aprile 1994.
Per Arnaldo Bologni è uno shock tremendo: Mokkaido per lui non è un semplice compagno di gara: «Un cavallo lo si rimpiazza, un amico no. E io ho perso un amico», dichiara disperato il cavaliere azzurro. Il dolore per Arnaldo è insopportabile, tale da paralizzarlo quasi: durante uno dei giorni immediatamente successivi alla morte di Mokkaido, Bologni è in concorso a Modena con altri cavalli ma non riesce a montare. Non ce la fa. È bloccato. Racconterà in seguito: «Il posto del dolore è stato pian piano occupato da una fortissima voglia di fare qualcosa di importante per ricordare Mokkaido. E mi torna in mente quello che mi diceva sempre Graziano Mancinelli: volere è potere. Certo, per vincere non basta volerlo, ma sicuramente senza volerlo non si vince mai».
Lo Csio di Roma 1994 è ormai prossimo: 23-27 aprile (da sabato a mercoledì, poi da giovedì 28 aprile a domenica 1 maggio gare nazionali). Arnaldo Bologni dichiara apertamente a giornalisti, amici e addetti ai lavori: a Piazza di Siena vinco il Gran Premio Roma per dedicarlo a Mokkaido… Ecco la ‘cosa’ importante da fare per ricordare il suo amico e compagno di gare. Sì, però… insomma, tutti pensano che sia molto comprensibile il dolore di Arnaldo, che sia molto comprensibile il suo desiderio di reagire cercando nello sport la rivalsa sul destino malefico… e tutti sono molto ben consapevoli delle sue qualità di cavaliere e di agonista, ma… come non considerare che l’ultima vittoria italiana nel Gran Premio Roma era stata quella di Piero d’Inzeo nel 1976, quasi vent’anni prima… ? E che da allora tutti i cavalieri italiani avevano ovviamente affrontato quella gara sperando di poter ottenere il risultato massimo, ma nessuno ci era riuscito? In quasi vent’anni… ?
Mercoledì 27 aprile 1994. La magia dello sport. La magia dei sentimenti. E la magia di Piazza di Siena. Arnaldo Bologni su Mayday entra in campo come sedicesimo a partire dei 53 concorrenti che affrontano il Gran Premio Roma, una categoria a due manches più barrage. Un solo percorso netto fino a questo momento: quello del tedesco Otto Becker su Ascalon. Arnaldo Bologni e Mayday firmano il secondo zero. L’emozione cresce…
Alla fine della prima manche i qualificati per la seconda frazione sono quindici, cinque a zero penalità: oltre ad Arnaldo Bologni e a Otto Becker, sono senza errori anche Michel Robert, Nick Skelton ed Hervé Godignon. Ordine di ingresso in campo inverso alla classifica provvisoria. Arnaldo Bologni su Mayday è il penultimo a entrare: prima di lui Michel Robert su Sissi de la Lande, dopo di lui e quindi ultimo a partire Nick Skelton su Dollar Girl.
Tutti e cinque i binomi a zero dopo la prima manche ripetono il percorso netto nella seconda: dunque anche Arnaldo Bologni e Mayday… L’emozione cresce ancora di più: si va al barrage. Il pubblico… la gente… tutti… tutti sono con il cuore in sospeso: Arnaldo Bologni e Mayday combattono per la vittoria!
Barrage. Otto Becker su Ascalon: primo a partire, nessun riferimento, chiude a zero in 36.32. Poi Hervé Godignon su Twist du Valon: il francese ruba due decimi di secondo a Becker, zero in 36.11. Adesso è la volta di Michel Robert, cavaliere che monta per i colori della Francia ovviamente ma anche per quelli della comunità di San Patrignano, in sella a Sissi de la Lande (ribattezzata Miss di San Patrignano): è un fulmine, 34.80, ma al prezzo di 8 penalità.
Ecco il momento: Arnaldo Bologni e Mayday. Il cavaliere azzurro se la deve vedere con il primato in classifica provvisoria di Hervé Godignon a 36.11, sapendo però che l’ultima parola spetterà a Nick Skelton… Ma Arnaldo non fa calcoli: parte attaccando il percorso con la stessa determinazione, attenzione, lucidità e forza della tigre che attacca la preda… Mayday gli è complice perfetto: il suo è un ritmo infuocato. Alla fine, nel momento esatto in cui Mayday taglia il traguardo, Piazza di Siena esplode, letteralmente esplode: nessun errore, cronometro fermo a 34.91…
Ma la ragione presto prende il sopravvento: perché Nick Skelton e Dollar Girl devono ancora dire la loro. Il campione britannico prende il galoppo e inizia il suo percorso, ma non sembra più veloce… ma si sa, ciò che sembra o che non sembra poi potrebbe non essere… Quello che invece sicuramente è reale… è una barriera che cade! Skelton chiude in 37.25 con 4 penalità.
Vittoria. Arnaldo Bologni in sella a Mayday vince il Gran Premio Roma 1994, Piazza di Siena è in delirio. Bologni raggiunge immediatamente la postazione della Rai e con voce rotta dall’emozione dichiara: «Dedico la vittoria a Mokkaido». Lo aveva detto: lo ha fatto. Dopo diciotto anni al termine del Gran Premio Roma c’è la bandiera dell’Italia su Piazza di Siena.

























